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| Buon mese dell'orgoglio LGBTQIA+ 🩷❤️🧡💛💚💙💜 |
Tempo di lettura: 2 minuti e mezzo
Vi è mai capitato di assistere a una discussione in cui, di fronte alla bisessualità di qualcuno, scatta l'immancabile pretesa: "Sì, va bene, ma prima o poi dovrà decidere da che parte stare"?
Per molti questa apparente incapacità di stare in una sola
casella genera un profondo senso di disagio.
Diventa una situazione kafkiana o, per dirla alla Freud,
decisamente perturbante.
Qualcosa che destabilizza le certezze altrui, un elemento
che scardina l'ordine rassicurante delle cose. Sembra quasi che, se non
scegliamo una sponda, o rigorosamente etero o rigorosamente omosessuale, stiamo
barando, o stiamo vivendo in una perenne "fase di transizione".
Ma da dove nasce, davvero, questo rifiuto? Spesso ci risulta
difficile "accettare" la bisessualità, o spesso anche l'omosessualità,
perché compiamo un errore di prospettiva sistematico: il nostro pensiero si
fionda immediatamente e unicamente sull'atto sessuale, ignorando l'amore puro.
Riduciamo l'orientamento a una mera questione di corpi e di
letti, come se l'attrazione verso lo stesso genere (o verso entrambi) fosse
solo un impulso carnale e non la capacità profonda di connettersi emotivamente,
di proteggere, di stimare e di amare un altro essere umano. Questa
ipersessualizzazione dell'identità crea un filtro deformante che impedisce di
vedere l'essenza: il sentimento.
La verità è invece che l’orientamento sessuale non è un
contratto da firmare, né un modulo in cui è vietato barrare due caselle. Viviamo
in una società pervasa dal mito del controllo e da lì nasce la pretesa di
"guidare" i sentimenti. Ci insegnano che possiamo pianificare la
carriera, forgiare il nostro corpo, programmare ogni singolo aspetto della
nostra esistenza. Di conseguenza, pretendiamo di applicare la stessa logica
geometrica e razionale anche alla sfera più intima e profonda di una persona.
Pensiamo, erroneamente, che l'orientamento sessuale sia una
scelta consapevole guidata dalla volontà. Ci convinciamo che basti un atto di
determinazione per "decidere" chi amare o da chi essere attratti.
Proviamo a rifletterci insieme: si può davvero imporre al
cuore una direzione? Si può forzare il desiderio a camminare sui binari che
abbiamo prestabilito per lui, solo per non disturbare lo sguardo di chi ci sta
intorno?
La risposta è no.
L’orientamento sessuale non può essere guidato, non può
essere addomesticato e, soprattutto, non può essere forzato.
L'orientamento si scopre, non si decide.
Quando parliamo di sessualità, parliamo di una delle forze
più complesse, sfaccettate e, allo stesso tempo, profondamente naturali della
nostra vita.
Non ci si siede a tavolino a quindici o a trent'anni per
decretare, per via burocratica, la mappa dei nostri desideri futuri. Il nostro
orientamento è un paesaggio interiore che si rivela a noi un pezzo alla volta.
Non lo creiamo noi; lo troviamo lì, già esistente. Per
questo, l’unico atto davvero evoluto e sano che possiamo compiere nei confronti
di noi stessi, e che la società dovrebbe compiere nei confronti degli altri, non
è la guida, ma l'accoglienza.
Accogliere significa smettere di farsi la guerra. Significa
rinunciare a quella violenza sottile che ci spinge a mutilare una parte della
nostra sensibilità pur di entrare in una definizione comoda per gli altri.
Le persone bisessuali non sono "indecise": hanno
semplicemente accolto la totalità del proprio modo di sentire, senza applicare
barriere artificiali laddove la natura ha previsto fluidità e sfumature.
Bisognerebbe imparare ad abituarsi alla complessità.
La richiesta di "scegliere un campo" nasce spesso
da una pigrizia mentale: se vi inseriamo in una scatola rigida, sappiamo come
catalogarvi e non dobbiamo fare la fatica di pensare. La bisessualità rompe
questo giocattolo perfetto, e per questo fa paura. Spesso viene cancellata o
sminuita non solo dall'esterno, ma a volte persino all'interno delle stesse
comunità LGBTQIA+.
La natura però non ama le linee rette. È fatta di spettri,
di transizioni, di colori che sfumano l'uno nell'altro. Pretendere che una
persona bisessuale rinunci a una parte di sé per rassicurare il binarismo
altrui significa privare il mondo di una parte della sua ricchezza.
In conclusione: creiamo uno spazio di ascolto.
Smettiamo di chiedere alle persone di dimezzarsi. Smettiamo
di guardare a chi ama oltre i generi come a un enigma kafkiano da risolvere.
Il vero passo avanti, come comunità e come individui,
consiste nel capire che l'identità non va compresa a tutti i costi secondo i
nostri schemi: va semplicemente rispettata.
Lasciamo che il desiderio sia ciò che è: libero, naturale e
non negoziabile. La prossima volta che qualcuno ci chiederà di scegliere da che
parte stare ricordiamoci, e ricordiamo loro, che la vita è un'esperienza troppo ricca per essere dipinta usando un solo colore.
Buon mese dell'orgoglio LGBTQIA+ 🩷❤️🧡💛💚💙💜
