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L'ILLUSIONE DELL'ALTRUISMO SUL LAVORO: PERCHÉ LA TUA CARRIERA DIPENDE SOLO DA TE

Tempo di lettura: 1,25 minuti




“Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo il nostro desinare, ma dalla considerazione del loro punto di vista verso il loro proprio interesse.”
Adam Smith. La ricchezza delle nazioni (1776)

Nell’economia dell’esistenza, e a maggior ragione in quella professionale, la sola responsabilità inalienabile che abbiamo è quella verso noi stessi.
Troppo spesso investiamo un’energia sproporzionata nel supportare progetti, team o relazioni lavorative, dimenticando che la dedizione profusa a beneficio altrui rischia di rivelarsi una fragile illusione. 
Ci viene insegnato a dare senza riserve, ad anteporre le esigenze del gruppo o dell’organizzazione alle nostre personali ambizioni. Tuttavia, la realtà dei contesti lavorativi ci mostra una verità assai più pragmatica: l’altruismo incondizionato raramente genera una sincera e duratura gratitudine.
Non si tratta di cinismo, ma di un lucido realismo sulla natura umana e sulle dinamiche organizzative. 
In contesti ad alta competitività, le persone e le aziende tendono inevitabilmente a perseguire le proprie priorità. 
È un dato di fatto: molti non esiteranno a volgere le spalle con disinvolta ingratitudine non appena scorgeranno la promessa di un’opportunità più vantaggiosa o di un interesse personale più immediato.
Questo non significa smettere di collaborare o rinunciare all'etica sul lavoro. 
Significa ridefinire i propri confini; in che modo?

Cerco di riassumere nei punti che seguono: 
1. Smettere di attendere la riconoscenza come moneta di scambio: il valore del nostro lavoro deve risiedere nella nostra crescita personale e professionale, non nella gratificazione che ci aspettiamo dagli altri.
2. Tutelare le proprie risorse: tempo, competenze ed energia sono beni finiti. Consumarli esclusivamente per spianare la strada ad altri significa impoverire il proprio futuro.
3. Diventare i primi custodi della propria carriera: nessuno avrà mai a cuore i tuoi obiettivi con la stessa intensità con cui dovresti averli tu.

Teniamo allora bene in mente che operare con correttezza e standard elevati rappresenta un principio di condotta fondamentale, ma subordinare il proprio impegno alla lealtà altrui costituisce una svista strategica. Imparare a dare il corretto valore alle proprie competenze significa comprendere che la tutela della propria crescita professionale deve sempre precedere qualsiasi altra aspettativa.

過労死 - Karōshi



"Karoshi" in giapponese significa "morte per carico eccessivo di lavoro".
Ho letto un articolo di una reporter Giapponese morta per arresto cardiaco dopo aver fatto un numero sconsiderato di ore di straordinario.
Leggo di Paola Clemente, una donna che alcuni mesi fa è morta per troppo lavoro nei campi nei dintorni di Andria, in Puglia.
Ho letto e continuo a leggere tante storie simili e mi si stringe il cuore e mi chiedo come sia possibile che, ancora oggi, vi siano lacune così grandi riguardo i diritti dei lavoratori.
Il tema degli straordinari poi è, a mio parere, una lama a doppio taglio.
Nel caso in cui gli straordinari vengano pagati c'è la "voglia" da parte dei lavoratori di aderirvi per aumentare la busta paga da portare a casa ogni mese.
Posso capire questo punto di vista; il caro vita, le esigenze sempre più pressanti da parte dei figli, la speranza di una vita agiata fanno sì che si cerci di guadagnare sempre un po' di più, però questo vuol dire togliere tempo alla propria vita privata ed alla propria famiglia e quindi non sempre il gioco vale la candela.
Nel caso in cui gli straordinari non siano pagati, tipico esempio di sfruttamento, c'è la voglia dei datori di lavoro di accaparrarsi quel maggior guadagno che spetterebbe ai lavoratori a vantaggio della propria produzione e quindi dei propri introiti.
Nasce qui l'esigenza di regolamentare, ma più che altro di verificare che le leggi esistenti siano applicate,
Perché il fatto è proprio questo: i diritti, dopo anni di lotta, sono stati finalmente regolamentati, ma vengono rispettati nonostante vi siano leggi che li riconoscano?
Bisogna essere vigili, bisogna che i lavoratori non accettino incondizionatamente tutte le assurde condizioni che alcuni datori di lavoro vogliono propinare, con la scusa che il mercato del lavoro è in crisi, che il mercato in genere è in crisi e quindi se si accettano determinate condizioni si lavora, altrimenti si passa al prossimo candidato, che magari si trova in una situazione di bisogno e quindi è disposto ad accettare di tutto, pur di portare a casa un minimo di salario o stipendio.
Da alcuni anni stiamo vivendo una crisi profonda, ma la mia sensazione è che la ripresa da questa crisi voglia essere accollata interamente sulle spalle dei lavoratori ed ovviamente questa cosa la trovo ingiusta e riprovevole.