PD _#primarie segretario regione #basilicata


In vista delle primarie per l’elezione del Segretario Regionale PD si sente
sempre più spesso parlare di candidatura ordinaria.
Cosa si intende per candidatura unitaria?
A volte davvero non capisco questo mio Partito. 
Le primarie sono delle competizioni e perché competizione sia è necessario
che a candidarsi vi siano almeno due persone.
Ciò che importa è che la competizione sia leale, senza sotterfugi e
soprattutto senza accordi a latere. Se si cerca una candidatura unitaria già
non si parla di candidatura ma di cooptazione, inutile votare se non vi è
un’alternativa.
Io come iscritta al PD, prima che come dirigente PD, mi sento appartenere ad
un partito molto più democratico, quanto più si dà la possibilità a chiunque
di mettersi in gioco, di confrontarsi, di impegnarsi, affinché grazie al
proprio lavoro sia il partito ad essere unito, intorno ad un programma prima
che intorno ad una persona.
Il confronto non è scontro. Il confronto quando è fatto in modo leale e
concreto non può che arricchire. 
L’obiettivo deve essere comune, ma è necessario guardarlo da ottiche diverse
e utilizzare forze e forme differenti per raggiungerlo.
La cosa a cui anelo per il mio partito? 
Avere tante voci all’interno del partito, ma che parlano la stessa lingua. 
Un confronto continuo tra le stesse, ma un unico, armonioso e chiaro suono
verso l’esterno.
Volendo mutuare le parole di Gibran “così come le corde di un liuto son sole
benché vibrino della stessa musica”.
Quindi quando mi recherò a votare per le primarie spero mi sia data la
possibilità di scegliere, la possibilità di votare. 
E di votare un uomo o una donna del PD.




Dal Consiglio Regionale della Basilicata un attacco alla L. 194

La proposta di legge dei consiglieri regionali Pace e Bradascio, intitolata “misure di sostegno sociale alla maternità e alla natalità”, credo, e mi auguro, lasci il tempo che trova.
A partire dalle sue premesse, essendo in esse chiaro l’intento di
“delegittimare” la legge 194.
Sappino i consiglieri proponenti che la legge 194 non è un motivo di
decremento della natività o come dicono, in modo molto tendenzioso, di
incremento del tasso di mortalità.
La legge 194 sancisce "semplicemente" un diritto di scelta.
I consiglieri hanno dato un giudizio molto soggettivo facendo trapelare
dietro le loro parole la volontà di delegittimare indirettamente quella
legge per cui tanto si è lottato.
I consiglieri regionali non devono in alcun modo essere autoreferenziali o
farsi portatori degli interessi di una sola parte della popolazione, potesse
anche esserene questa la maggioranza, ma è loro dovere legiferare
assicurandosi che alcun diritto venga leso, specie quando quel diritto è
garantito e riconosciuto da una legge di stato.
Sappino i consiglieri regionali che alla base della decisione delle donne di
abortire non sempre vi sono motivazioni di carattere economico, più spesso e malvolentieri le motivazioni sono altre; e seppure fossero di carattere economiche queste
motivazioni i Consiglieri credono che 250 euro mensili per 18 mesi siano
sufficienti a garantire una vita dignitosa per sé e per il proprio bambino?
Il consiglio regionale anziché sprecare tempo e forze ad ideare norme che
possano delegittimare leggi con le quali non sentono di essere in "sintonia" pongano in campo
azioni serie volte a migliorarle le condizioni e la qualità di vita
dell’intera popolazione lucana dal punto di vista economico, ma soprattutto
dal punto di vista sociale e culturale.
I consiglieri debbono ben avere in mente che la vita della gente non si
compra, i diritti acquisiti non si vendono.
Io sono contro l'aborto, sempre e comunque. Io credo il primo istante in cui avviene la fecondazione si dia luogo alla vita, ma sono maledettamente convinta che il diritto ad avere una libertà di scelta sia fondamentale e che da esso non si possa prescindere.
Mi aspetto dunque che i consiglieri del partito cui mi "fregio" di appartenere facciano sentire la propria voce, perché sono sicura che la pensino esattamente come me. O no?!

L U C A


foto dall'archivio personale



Mi fermo un attimo.

Sola con i miei pensieri e quindi … penso.

Penso che dovrei combattere e vincere la mia ansia, anzi le mie ansie, a volte ci riesco, altre volte un po’ meno, allora mi fermo, faccio un respiro lungo e cerco di farmi forza, dicendo a me stessa che quell'attimo passerà; sì, è vero, passa.

Penso ho vissuto e continuo a vivere tante emozioni; belle e brutte sì, ma come farei ad assaporare quelle belle se non avessi conosciuto o non conoscessi quelle brutte?

Penso che ho scelto io di vivere la mia vita così assaporando ogni giorno con l'entusiasmo di chi vive ogni giorno come se fosse il primo della propria vita e con la brama di chi sa che potrebbe essere l'ultimo.

Penso che ho tante passioni: la musica, la poesia, la lettura, la politica. Perché la vita è come un contenitore che va riempito di attimi, di momenti, di magie, di vittorie, di sconfitte, di scoperte, di delusioni, di credi, di confronti, di affronti, ma soprattutto di passioni e di amore per le passioni.

Penso che in fondo vi siano delle persone che mi vogliono bene, altre meno, ma che importa per me è il bene che vale, il male non lo conosco, non so dove risieda e non vorrei saperlo mai.

C’è però un attimo in cui io smetto di guardarmi dentro ed è quando incontro gli occhi di mio figlio: in quello sguardo comprendo tutta la mia essenza e la mia esistenza prende vita ed è quello sguardo che dà una risposta alla domanda che spesso mi pongo: quale sia il senso della mia vita.

E’ Luca il senso della mia vita.

E’ Luca che dà senso alla mia vita.

p a p a f r a n c e s c o

(foto dalla raccolta personale)


Papa Francesco, e non Francesco I, ha pagato il conto all’hotel che lo aveva ospitato; indossa la stessa croce, sobria, che indossava quando era Vescovo; non ha voluto sedersi al trono per l’atto di omaggio dei cardinali, ma li ha ricevuti in piedi; si è spostato con una semplice berlina e non ha voluto l’auto papale; ha chiesto che le porte della Cappella fossero aperte durante il suo incontro con alcuni fedeli (ma per motivi di sicurezza non è stato possibile).

Il buon esempio.

E' con le piccole cose che si dà il buon esempio, perché oggi è di questo che abbiamo bisogno.
Papa Francesco il buon esempio lo ha dato quando era “semplicemente” vescovo e a quanto pare, considerando i suoi primi “gesti” lo farò anche durante il suo pontificato.  

Vi sono testimonianze contrastanti sul suo passato, ma io voglio credere a quelle che parlano di una persona umile, buona; una persona che ha vissuto in una casa semplice rinunciando agli agi di cui poteva godere, è sceso per strada, è stato accanto ai poveri, ha portato conforto a coloro che per fame sono costretti a frugare nella spazzatura.

Io voglio credere a coloro che dicono che non stava dalla parte dei dittatori, ma che, tutt’altro, ha aiutato e protetto i perseguitati, voglio credere che dietro un viso così dolce non vi debba esser per forza un'ombra.

Voglio credere serenamente che le persone che si donano completamente agli altri esistono, come esistevano ai tempi di Gesù, ai tempi di Maria, ai tempi di Madre Teresa, ai tempi di Papa Giovanni Paolo II.

Io questa volta voglio credere che sia davvero quello che vedo.

 "Buon lavoro"  Papa Francesco e che tu possa “camminare, edificare e confessare” nella grazia di Gesù Cristo.

Vincenza Abbatiello